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Previprof rilancia la pensione integrativa negli studi

L’allarme del presidente Dotti al consiglio di amministrazione.

Rilanciare subito la previdenza integrativa per i dipendenti degli studi professionali.

Il consiglio di amministrazione di Previprof del 28 luglio scorso ha impresso una svolta decisiva alla gestione del fondo pensione del comparto per arrivare ad aumentare il numero di iscritti in tempi brevi. «La situazione è nota» spiega il presidente di Previprof, Riccardo Dotti. «Abbiamo un numero di associati troppo basso tale da non consentire l’autonomia del fondo. Dobbiamo scommettere sulle nostre potenzialità, perché solo noi possiamo far partire la previdenza integrativa del comparto. Nessun altro può farlo».

Al 31 dicembre 2008 il fondo pensione contava 832 iscritti. Si tratta di un numero troppo basso rispetto alle potenzialità del comparto, che fa riferimento su un bacino di addetti compreso tra i 750 mila e 1,2 milioni di addetti, tenuto conto pure delle 180 mila adesioni alla Cadiprof e dei dipendenti delle farmacie che, in base al Ccnl di categoria, dovrebbero aderire a Previprof.
Sulla carta i numeri per far decollare la previdenza integrativa negli studi, ci sono tutti, ma il basso numero di iscritti al fondo incide inevitabilmente sul futuro dell’ente. Sono numeri che preoccupano anche la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che ha invitato Previprof a valutare l’ipotesi di accorpamento con altri fondi. «Noi crediamo alla previdenza complementare» aggiunge Dotti. «Se fossimo accorpati a un’altra struttura, la previdenza integrativa nel nostro comparto non decollerà mai».

A partire dal prossimo settembre, il presidente di Previprof metterà mano a un piano di rilancio, d’intesa con i soggetti firmatari del Ccnl per i dipendenti degli studi professionali, che dovrebbe articolarsi nei prossimi mesi. Ma è una corsa contro il tempo, perchè Covip ha fissato al 31 dicembre 2009 il termine per raggiungere l’equilibrio del fondo. «Ci stiamo impegnando a proporre un piano d’azione che prevede anche una campagna di promozione del fondo, ma occorre più tempo. Potremmo anche valutare la richiesta di una proroga alla Covip, purché il piano di sviluppo sia accettato e condiviso da tutte le parti contraenti».


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