editoriale

Siamo sulla strada giusta

L’invito del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ad andare avanti, anzi a moltiplicare i nostri sforzi per migliorare la qualità del lavoro negli studi professionali, rappresenta un ulteriore riconoscimento del nostro ruolo di parte sociale ormai capace di interpretare e assolvere bisogni e compiti di un comparto economico e sociale che ha pari dignità rispetto ad altri settori produttivi.

Nel Nord Est, per esempio, dove la crisi picchia ancora duro, molti studi stanno procedendo a pesanti riorganizzazioni, con tagli al personale dipendente e con il blocco degli investimenti nella formazione e sviluppo.

Il convegno «Studi professionali: un nuovo welfare contrattuale», organizzato da Cadiprof il 22 luglio scorso a Roma, è stato un doppio successo.

Per l’importanza del «Pacchetto famiglia», che ha destinato ai dipendenti degli studi professionali 4 milioni di euro a sostegno delle famiglie per l’assistenza del figlio nel primo anno di età,la retta dell’asilo nido, la cura degli anziani non autosufficienti conviventi fino ai gravi interventi chirurgici.

Per la capacità del sistema confederale di essere presente sul mercato con tutti i suoi strumenti bilaterali che, in una logica di sussidiarietà, coprono la formazione, la previdenza complementare, la sicurezza sul lavoro e l’assistenza sanitaria integrativa.

Il nuovo modello di welfare, messo in campo da Cadiprof, è il risultato di un percorso, avviato nel 2003, che oggi ha permesso al sistema degli studi professionali di adottare prestazioni sanitarie “su misura”, valorizzando le prestazioni specialistiche e la maternità per i dipendenti fino ad estendere le prestazioni a collaboratori coordinati e a progetto e ai praticanti. E il prossimo step prevede una copertura delle prestazioni sanitarie integrative per gli stessi datori di lavoro.

Ma non ci fermeremo qui. Idee e proposte da sottoporre al confronto bilaterale ne abbiamo ancora molte e di forte impatto sociale. Vogliamo mettere al centro della nostra azione “la persona” del dipendente, per renderlo più sicuro, per dargli più opportunità. I giovani dovranno potersi sposare, comprare casa (pensiamo a un intervento ad hoc sugli interessi dei mutui), formare e fare crescere una famiglia (dall’assistenza psicologica post-partum al contributo alle spese scolastiche e mediche/farmaceutiche per i figli). Interventi che, in momenti come quelli che stiamo vivendo, funzionino come protezione sociale e riducano lo stato di bisogno nelle emergenze.

Perché lo facciamo? All’idea originaria di fidelizzare i nostri dipendenti, garantendo loro quegli elementi di tutela sociale, si sono aggiunte altre considerazioni che hanno trovato riscontro nell’equazione più benessere psico-fisico più produttività del lavoro.
Lo stretto rapporto che lega il libero professionista al suo dipendente non è una mera questione di buon vicinato, ma di conoscenza, di condivisione, di partecipazione ai bisogni familiari e personali dei propri collaboratori. È interesse comune risolvere o anche anticipare gli eventuali problemi per creare una situazione di agio fisico e psicologico. Tutelare la salute e prevenire il malessere o meglio perseguire il benessere dei dipendenti  è essenziale nel nostro ambiente di lavoro.


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