editoriale

Caro Ministro, l'aspettiamo a Roma il 22 luglio

Un’identità in bilico tra fiducia e timore. Il perdurare della crisi economica, assieme agli indecifrabili segnali di ripresa che giungono da ogni dove, stanno sottoponendo il sistema degli studi professionali a una difficile prova di coraggio. Le informazioni che ci giungono dalle associazioni territoriali tratteggiano una realtà professionale disorientata dai colpi inferti al sistema produttivo e alle famiglie. La contrazione dei consumi e la caduta della produzione industriale, accompagnata da una miope stretta del credito che investe pure gli studi, stanno spingendo i professionisti in una spirale che rischia di modificare l’attuale assetto delle attività liberali in Italia. Se non addirittura arrivare a mettere in discussione ruolo e funzioni del lavoro intellettuale, alla vigilia della ripresa del dibattito parlamentare sulla riforma degli ordini professionali.

Nel Nord Est, per esempio, dove la crisi picchia ancora duro, molti studi stanno procedendo a pesanti riorganizzazioni, con tagli al personale dipendente e con il blocco degli investimenti nella formazione e sviluppo.

Molti altri, la maggioranza silenziosa, ha deciso di mantenere integra la struttura, capitalizzando le risorse umane, pur a scapito della redditività. Non sappiamo se siamo alla fine del tunnel o se il peggio deve ancora venire: noi possiamo solo offrire strumenti concreti per garantire la stabilità dell’attività intellettuale e salvaguardare i livelli occupazionali negli studi.

L’impegno di Confprofessioni in difesa del lavoro negli studi ha avuto un primo, fondamentale riconoscimento nell’estensione degli ammortizzatori sociali ai dipendenti degli studi. Una misura d’urgenza invocata dal sistema professionale e prontamente codificata dal ministero del Welfare, che ora è chiamato a un ulteriore sforzo per allargare anche agli studi professionali le misure introdotte dalla recente manovra d’estate. In particolare, il meccanismo di rientro anticipato dalla cassa integrazione dei dipendenti per avviare percorsi di formazione e riqualificazione professionale può rappresentare uno stimolo a «non mollare»; sicuramente, un segnale di fiducia forte verso un comparto in equilibrio sul filo della crisi. La priorità dell’azione del Governo, tesa a garantire stabilità e occupazione alle forze vitali del Paese, non può prescindere dunque dalla ripresa della domanda e dal rilancio dei consumi. E in questo ambito tutte le misure a sostegno del reddito, anche negli studi professionali, assumono una rilevanza assoluta.

Certo, la situazione congiunturale non permette a nessuno di affrontare la questione a cuor leggero, ma qualche passo avanti per sostenere salari e parcelle (e a cascata i consumi) si può fare. Anche attraverso piccole, ma significative azioni che nascono dal sistema confederale delle professioni. Nell’ambito della sua attività istituzionale, la Cassa di assistenza sanitaria per i dipendenti degli studi professionali (Cadiprof) ha appena varato il ”Pacchetto Famiglia”, un piano di assistenza socio sanitaria a supporto della famiglia e del lavoro negli studi, con una dote finanziaria di 4 milioni di euro. Il nuovo progetto sarà illustrato il prossimo 22 luglio a Roma, alla presenza del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante il convegno organizzato da Cadiprof sul tema «Studi professionali: un nuovo Welfare contrattuale».



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