Newsletter N.10 - Speciale elezioni europee 2009
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Intervista

Un professionista a Bruxelles
Intervista al vicepresidente di Confprofessioni

Ezio Maria Reggiani, lo conosciamo bene. Anni interi spesi nella militanza professionale che lo hanno portato alla presidenza di Fondoprofessioni e alla vicepresidenza di Confprofessioni, solo per rimanere nell’ambito confederale. Ma Reggiani è anche un autorevole rappresentante del sistema cooperativo, che ha deciso di mettere in gioco la sua esperienza per sostenere e difendere le professioni intellettuali nell’arena di Bruxelles.

Rag. Reggiani, perché ha deciso di scendere in campo?
La mia candidatura nell’Udc risponde a un disegno politico in cui credo fermamente.

Quale?
La necessità di creare un terzo polo moderato ed equilibrato. Il progetto politico dell’Unione di Centro va in questa direzione.

Ha scelto di candidarsi alle elezioni europee, la strada più difficile per un politico…
Certo dal punto di vista elettorale le europee sono l’arena più difficile: per un candidato è dura recuperare preferenze.

Quale sarà il suo segreto?
Nessun segreto, mi basta far sapere ai colleghi professionisti che c’è un candidato che conosce i loro problemi.

Insomma un professionista per i professionisti a Bruxelles?
Di più, io sono un rappresentate delle professioni e conosco le difficoltà delle categorie italiane.

Se venisse eletto quale sarà la sua prima iniziativa parlamentare?
Fare sistema fra gli europarlamentari italiani.

Più concretamente?
Vorrei che ci fosse in ogni città italiana uno sportello europeo per far conoscere ai professionisti le opportunità che l’Europa ci offre. In Italia, le direttive europee sono recepite in maniera penalizzante per le imprese e i professionisti italiani creando uno svantaggio economico-sociale rispetto agli altri Paesi membri.

Che cosa farà sul fronte delle professioni?
La recente sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla vendita dei medicinali, affidata solo a farmacisti professionisti conferma la validità della nostra impostazione. Dobbiamo insistere e far capire all’Europa che il modello italiano è vincente. Il professionista svolge una funzione di garante nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione tra impresa e Stato. Questa è la strada.

Ma intanto le sovvenzioni comunitarie vanno solo alle banche e alle grandi imprese…
Dobbiamo assolutamente invertire questo trend, le professioni hanno pari dignità degli altri comparti produttivi anche quando si tratta di ottenere aiuti e risorse economiche da parte dell’Europa.

 
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